L'ISVAP elimina i vincoli di rating minimo per
le index linked. Le Authority italiane verso la sterilizzazione del
declassamento da parte delle agenzie di rating.
Standard & Poor's e Fitch
declassano l'Italia? Poco male, l'ISVAP
modifica le regole sui requisiti minimi (rating) dei titoli detenuti in
portafoglio. Il 18
gennaio l’Authority che vigila sul settore assicurativo in Italia ha reso meno stringenti i requisiti di rating dei bond inseriti
nei fondi assicurativi legati a indici di mercato (polizze index linked).
Più
specificamente, il provvedimento dispone che ai titoli
obbligazionari emessi da Stati appartenenti allo Spazio Economico Europeo,
posti a copertura delle riserve tecniche nei contratti index-linked, non si applica il requisito di rating minimo, fermi
restando i requisiti di principi di adeguata sicurezza e negoziabilità che
devono continuare a caratterizzare i bond a copertura degli impegni assunti
dalle compagnie negli stessi contratti...
Se l'ISVAP
non fosse intervenuta, molti fondi assicurativi avrebbero dovuto liberarsi
delle obbligazioni sovrane italiane, visto che oggi sono scese al di sotto dei
requisiti minimi fissati (singola A di S&P) dalla stessa Authority nel 2009.
La modifica
regolamentare consente alle compagnie di continuare a detenere in portafoglio titoli
italiani, ma non solo: dal provvedimento ISVAP si evince che le compagnie
potranno anche effettuare nuovi acquisti di BTP e
CCT (o bond sovrani di altri Stati europei), senza curarsi del rating, ma
tenendo da conto la sicurezza e la negoziabilità.
Viene espunto totalmente il riferimento ad ogni tipo di rating: l'ISVAP si fa un
baffo del declassamento dell'Italia ed elimina il requisito stesso del rating
minimo dei bond
inseribili nelle gestioni assicurative relative a prodotti index linked.
E' opportuno ricordare che tale provvedimento non riduce il livello di garanzie
fornite ai privati investitori: dal 2009, a seguito del fallimento Lehman
Brothers, in Italia è stato previsto che la compagnia assicurativa
garantisce sempre con il suo patrimonio la polizza index linked.
Pertanto già da qualche anno il sottoscrittore della polizza index non deve più
sopportare il rischio default dell'obbligazione sottostante la stessa polizza
(rischio totalmente a carico della compagnia assicuratrice): pertanto per lui è
indifferente il rating dell'obbligazione. Per l'investitore è oggi molto più
rilevante il rating della compagnia di assicurazione garante dell'esecuzione del
contratto assicurativo.
Inoltre
ricordiamo che, per quanto riguarda
le altre gestioni separate, le compagnie oggi possono
investire massicciamente in titoli sovrani senza vincoli stringenti relativi a rating minimi richiesti
dall'Autorità di vigilanza.
In sostanza, per le compagnie italiane il requisito
del rating non sarà più, in nessun comparto delle gestioni assicurative, un
parametro essenziale nel decidere la politica degli investimenti.
Da un punto di vista più generale, il provvedimento
dell'ISVAP certifica il sempre minor valore sostanziale attribuito dalle
autorità di vigilanza europee alle società di rating e ai loro verdetti, spesso
tardivi e non coerenti al contesto.
Ora la
palla passa alla
CONSOB, l'Authority di Borsa, che sta monitorando la situazione dei fondi
comuni (in particolare di quelli di liquidità) e che chiederà alle Società di
Gestione del Risparmio (SGR) di aggiornare i prospetti eventualmente
modificando i vincoli di rating. Per i soggetti vigilati dalla CONSOB l'iter
per evitare vendite di titoli italiani è differente dal settore assicurativo:
se le SGR di fondi riterranno necessari aggiornamenti ai regolamenti che
tengano conto degli odierni rating, le modifiche verranno comunicate alle
Authority di controllo (Consob e Bankitalia, che sembrerebbero quasi aver già
dato parere favorevole preventivo) e poi ai sottoscrittori dei fondi. In
particolare per i prodotti di liquidità cambierebbe il profilo di rischio se il
rispetto del rating diventasse meno rigido. Nel settore dei fondi comuni,
quindi, l'uso del rating non verrà eliminato, ma semplicemente verranno
abbassati quelli minimi previsti nei regolamenti dei singoli prodotti.
Anche la COVIP,
l'Authority che vigila sui fondi pensione italiani, si sta muovendo nella
direzione di depotenziare radicalmente il peso del rating nelle
politiche di investimento dei fondi previdenziali. Del resto sarebbe assurdo
che un fondo pensionistico italiano non potesse investire i titoli del debito
pubblico italiano a lungo e lunghissimo termine per effetto di valutazioni (incoerenti) di analisti con sede
oltreoceano.
Rumors di mercato riportano che nei
giorni immediatamente successivi al declassamento italiano da parte di S&P
(13 gennaio) vi sarebbe stata una riunione
presso il Ministero dell'Economia. Dopo le indiscrezioni che anche Fitch stava per procedere
al downgrading (declassamento poi effettivamente avvenuto il 26 gennaio) , si
sarebbe riunita una task force per capire come sterilizzare l'impatto del
declassamento italiano nei vari rami del risparmio gestito nazionale. E
le autorità italiane si sarebbero messe in contato anche con Bruxelles, al fine di verificarne l'appoggio
“politico”.
Ricordiamo che da mesi, la Commissione UE è forte
sostenitrice del ridimensionamento sostanziale del valore intrinseco dei
giudizi della trimurti del rating (S&P – Moody's - Fitch).
In Italia la sterilizzazione sta avvenendo per
via amministrativa.
La BCE in dicembre aveva assunto un
provvedimento simile per il settore bancario (vedi post Economy2050 “La BCE dàliquidità all'Eurozona”), accettando a garanzia dei rifinanziamenti
obbligazioni con rating più bassi rispetto al passato.
A breve potrebbero esserci importanti novità in materia
anche in sede UE.
Si prevedono tempi molto grami per le
agenzie di rating.
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| BY AntiStar |


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