lunedì 6 febbraio 2012

L'ITALIA ABBASSA (O ELIMINA) I RATING MINIMI NEL RISPARMIO GESTITO


L'ISVAP elimina i vincoli di rating minimo per le index linked. Le Authority italiane verso la sterilizzazione del declassamento da parte delle agenzie di rating.



Standard & Poor's e Fitch declassano l'Italia? Poco male, l'ISVAP modifica le regole sui requisiti minimi (rating) dei titoli detenuti in portafoglio. Il 18 gennaio l’Authority che vigila sul settore assicurativo in Italia ha reso meno stringenti i requisiti di rating dei bond inseriti nei fondi assicurativi legati a indici di mercato (polizze index linked).
Più specificamente, il provvedimento dispone che ai titoli obbligazionari emessi da Stati appartenenti allo Spazio Economico Europeo, posti a copertura delle riserve tecniche nei contratti index-linked, non si applica il requisito di rating minimo, fermi restando i requisiti di principi di adeguata sicurezza e negoziabilità che devono continuare a caratterizzare i bond a copertura degli impegni assunti dalle compagnie negli stessi contratti...

Se l'ISVAP non fosse intervenuta, molti fondi assicurativi avrebbero dovuto liberarsi delle obbligazioni sovrane italiane, visto che oggi sono scese al di sotto dei requisiti minimi fissati (singola A di S&P) dalla stessa Authority nel 2009.
La modifica regolamentare consente alle compagnie di continuare a detenere in portafoglio titoli italiani, ma non solo: dal provvedimento ISVAP si evince che le compagnie potranno anche effettuare nuovi acquisti di BTP e CCT (o bond sovrani di altri Stati europei), senza curarsi del rating, ma tenendo da conto la sicurezza e la negoziabilità.
Viene espunto totalmente il riferimento ad ogni tipo di rating: l'ISVAP si fa un baffo del declassamento dell'Italia ed elimina il requisito stesso del rating minimo dei bond inseribili nelle gestioni assicurative relative a prodotti index linked.
E' opportuno ricordare che tale provvedimento non riduce il livello di garanzie fornite ai privati investitori: dal 2009, a seguito del fallimento Lehman Brothers, in Italia è stato previsto che la compagnia assicurativa garantisce sempre con il suo patrimonio la polizza index linked. Pertanto già da qualche anno il sottoscrittore della polizza index non deve più sopportare il rischio default dell'obbligazione sottostante la stessa polizza (rischio totalmente a carico della compagnia assicuratrice): pertanto per lui è indifferente il rating dell'obbligazione. Per l'investitore è oggi molto più rilevante il rating della compagnia di assicurazione garante dell'esecuzione del contratto assicurativo.
Inoltre ricordiamo che, per quanto riguarda le altre gestioni separate, le compagnie oggi possono investire massicciamente in titoli sovrani senza vincoli stringenti relativi a rating minimi richiesti dall'Autorità di vigilanza.
In sostanza, per le compagnie italiane il requisito del rating non sarà più, in nessun comparto delle gestioni assicurative, un parametro essenziale nel decidere la politica degli investimenti.
Da un punto di vista più generale, il provvedimento dell'ISVAP certifica il sempre minor valore sostanziale attribuito dalle autorità di vigilanza europee alle società di rating e ai loro verdetti, spesso tardivi e non coerenti al contesto.
Ora la palla passa alla CONSOB, l'Authority di Borsa, che sta monitorando la situazione dei fondi comuni (in particolare di quelli di liquidità) e che chiederà alle Società di Gestione del Risparmio (SGR) di aggiornare i prospetti eventualmente modificando i vincoli di rating. Per i soggetti vigilati dalla CONSOB l'iter per evitare vendite di titoli italiani è differente dal settore assicurativo: se le SGR di fondi riterranno necessari aggiornamenti ai regolamenti che tengano conto degli odierni rating, le modifiche verranno comunicate alle Authority di controllo (Consob e Bankitalia, che sembrerebbero quasi aver già dato parere favorevole preventivo) e poi ai sottoscrittori dei fondi. In particolare per i prodotti di liquidità cambierebbe il profilo di rischio se il rispetto del rating diventasse meno rigido. Nel settore dei fondi comuni, quindi, l'uso del rating non verrà eliminato, ma semplicemente verranno abbassati quelli minimi previsti nei regolamenti dei singoli prodotti.
Anche la COVIP, l'Authority che vigila sui fondi pensione italiani, si sta muovendo nella direzione di depotenziare radicalmente il peso del rating nelle politiche di investimento dei fondi previdenziali. Del resto sarebbe assurdo che un fondo pensionistico italiano non potesse investire i titoli del debito pubblico italiano a lungo e lunghissimo termine per effetto di valutazioni  (incoerenti) di analisti con sede oltreoceano.
Rumors di mercato riportano che nei giorni immediatamente successivi al declassamento italiano da parte di S&P (13 gennaio) vi sarebbe stata una riunione presso il Ministero dell'Economia. Dopo le indiscrezioni che anche Fitch stava per procedere al downgrading (declassamento poi effettivamente avvenuto il 26 gennaio) , si sarebbe riunita una task force per capire come sterilizzare l'impatto del declassamento italiano nei vari rami del risparmio gestito nazionale. E le autorità italiane si sarebbero messe in contato anche con  Bruxelles, al fine di verificarne l'appoggio “politico”.
Ricordiamo che da mesi, la Commissione UE è forte sostenitrice del ridimensionamento sostanziale del valore intrinseco dei giudizi della trimurti del rating (S&P – Moody's - Fitch).
In Italia la sterilizzazione sta avvenendo per via amministrativa.
La BCE in dicembre aveva assunto un provvedimento simile per il settore bancario (vedi post Economy2050 “La BCE dàliquidità all'Eurozona”), accettando a garanzia dei rifinanziamenti obbligazioni con rating più bassi rispetto al passato.
A breve potrebbero esserci importanti novità in materia anche in sede UE.
Si prevedono tempi molto grami per le agenzie di rating.


BY AntiStar

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