Il 2012 si annuncia come
un anno molto impegnativo sul fronte del debito pubblico. Specie nel primo
semestre. L'Italia ha la situazione (peraltro in continuo miglioramento) sotto
controllo.
Nel
2012 ci sarà un aumento modesto delle emissioni lorde di titoli di Stato
italiani: a fronte dei 423,378 miliardi emessi nel 2011, l'Italia richiederà al
mercato circa 450 miliardi, quantità inferiore alle emissioni del 2008 (476,6
miliardi), del 2009 (534,4) e del 2010 (462,2).
Le cifre in ballo sono
enormi, ma il Direttore Generale del debito pubblico al Ministero
dell'Economia, Maria Cannata, non
si scompone. Anzi, ha confermato che la situazione del debito italiano “non è
esplosiva” ed ha ricordato che mai, neanche nei periodi più critici, l'Italia
ha registrato un'asta scoperta.
Nel corso dell'audizione
in Commissione Bilancio alla Camera di metà gennaio il Tesoro non ha
mostrato preoccupazioni di sorta, limitandosi ad evidenziare che avremo un periodo
ad alta intensità fino ad aprile. Da maggio in poi i minori ammontari in
emissione faranno tornare naturalmente il giusto equilibrio tra domanda e
offerta di bond italiani...
Secondo la Cannata,
inoltre, il declassamento del rating italiano
non deve provocare ingiustificati allarmismi. Certamente, in un quadro del
debito pubblico italiano ancora
giudicato fragile, il downgrading non aiuta; ma non è ancora possibile valutare
le conseguenze del declassamento (se ci saranno) sulle strategie di
investimento dei grandi investitori istituzionali. Anche se, a giudicare
dall'andamento di rendimenti e spread degli ultimi giorni, le policy di
investimento degli operatori sembrano essere sì mutate, ma (forse in parte
inaspettatamente) a favore dell'Italia.
Per il Tesoro, che i
livelli attuali dei tassi riconosciuti dalla Repubblica Italiana sono
strutturalmente sostenibili nel lungo termine; inoltre la curva dei
rendimenti alle varie scadenze è impostata in maniera discendente, ragion per
cui l'onere sul debito non potrà che indirizzarsi verso cifre più contenute.
Per di più, dal punto di vista del Tesoro, nell'ultimo anno si è registrato un
utile e inaspettato fenomeno positivo: il tasso di inflazione è stato
significativamente superiore a quanto registrato negli anni precedenti, del
2010 in particolare, pertanto il tasso reale, al netto dell'inflazione, è tutto
sommato contenuto sulle lunghe scadenze (ed è già tornato da tempo negativo
sulle brevi). A questo proposito,
il costo nominale medio all'emissione è stato nel 2009 del 2,19%, per
scendere ai minimi storici del 2,10% nel
2010; nel 2011 il costo medio all'emissione si è attestato al 3,61% con un
preoccupante crescendo finale (il primo semestre si era chiuso al 2,84%). La
Cannata ha riferito che a fine 2011 la durata media del debito sovrano italiano
si è attestata sui 7 anni (6,99 per l'esattezza): il record era stato raggiunto
a fine 2010, con 7,2 anni.
Il Tesoro ha confermato
che la strategia di emissione, almeno per i primi mesi del 2012, sarà di incrementate le scadenze a più breve termine,
privilegiando la scadenze fino a tre anni: una tattica che consentirà di
gestire agevolmente il rifinanziamento e approfittare dei tassi molto più bassi
della parte breve della curva dei rendimenti. Sui 450 miliardi di emissioni
complessive, si prevede il collocamento di circa 250 miliardi (ma la
cifra può essere suscettibile di variazioni anche notevoli) sulle durate più
brevi (i BOT in scadenza sono 130-150 miliardi). In base alle attuali previsioni sui tassi, nella seconda metà
dell'anno l'Italia tornerà a collocare scadenze più lunghe per evitare la
riduzione eccessiva della vita media del debito.
Il primo quadrimestre sarà
particolarmente impegnativo: dei 194 miliardi circa di BTP, CCT e CTZ in
scadenza in tutto il 2012, il 47% (91 miliardi, di cui ben 63 miliardi in
febbraio) sono concentrati entro aprile.
Le misure escogitate dal
Tesoro
per superare in tranquillità lo scoglio di inizio anno comprendono, oltre
all'accorciamento delle scadenze, anche il ricorso a titoli flessibili
(da emettere in base all'andamento dei tassi, alle esigenze previste di
liquidità e al consenso del mercato) e l'emissione preventiva di bond al
fine di assicurarsi comunque liquidità in cassa per poter modulare opportunamente
gli importi da collocare sulle durate più lunghe (insomma, fare in modo che la
domanda non abbia il sopravvento nella determinazione dei tassi d'asta).
Inoltre entro marzo sarà lanciato un nuovo bond destinato ai
risparmiatori con modalità di vendita on-line: un tentativo di
diversificare le fonti di approvvigionamento di risorse, affiancando innovative
modalità di collocamento diretto alle normali aste che vedono come controparti
istituzioni finanziarie, i cosiddetti specialist. Il sistema con gli specialist,
presenti in asta dal 1994, è collaudato e ha contribuito a superare bene più
crisi nel corso degli anni. Ma oggi il 99% del collocato in asta è in mano
agli specialisti, visto che i costi di partecipazione diretta all'asta sono
eccessivi per le piccole banche: il Tesoro, probabilmente, intende ridurre
tale percentuale, vista anche come elemento di rischio (specialist sono
anche grandi banche straniere che hanno venduto a piene mani titoli sovrani
italiani in autunno, contribuendo alla caduta dei corsi e alla crisi di fiducia
sull'Italia di fine 2011).
Leggi anche:
- L'Italia si stasalvando da sola: unica in Europa
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1 commenti:
"ha confermato che la situazione del debito italiano “non è esplosiva” "
-
Ma voi ci credete a ´sta roba che scrivete???
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