martedì 7 febbraio 2012

IL RINNOVO DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO MESSO IN SICUREZZA: LA TATTICA DEL TESORO


Il 2012 si annuncia come un anno molto impegnativo sul fronte del debito pubblico. Specie nel primo semestre. L'Italia ha la situazione (peraltro in continuo miglioramento) sotto controllo.

Nel 2012 ci sarà un aumento modesto delle emissioni lorde di titoli di Stato italiani: a fronte dei 423,378 miliardi emessi nel 2011, l'Italia richiederà al mercato circa 450 miliardi, quantità inferiore alle emissioni del 2008 (476,6 miliardi), del 2009 (534,4) e del 2010 (462,2).
Le cifre in ballo sono enormi, ma il Direttore Generale del debito pubblico al Ministero dell'Economia, Maria Cannata,  non si scompone. Anzi, ha confermato che la situazione del debito italiano “non è esplosiva” ed ha ricordato che mai, neanche nei periodi più critici, l'Italia ha registrato un'asta scoperta.
Nel corso dell'audizione in Commissione Bilancio alla Camera di metà gennaio il Tesoro non ha mostrato preoccupazioni di sorta, limitandosi ad evidenziare che avremo un periodo ad alta intensità fino ad aprile. Da maggio in poi i minori ammontari in emissione faranno tornare naturalmente il giusto equilibrio tra domanda e offerta di bond italiani...
Secondo la Cannata, inoltre, il declassamento del rating italiano non deve provocare ingiustificati allarmismi. Certamente, in un quadro del debito pubblico italiano  ancora giudicato fragile, il downgrading non aiuta; ma non è ancora possibile valutare le conseguenze del declassamento (se ci saranno) sulle strategie di investimento dei grandi investitori istituzionali. Anche se, a giudicare dall'andamento di rendimenti e spread degli ultimi giorni, le policy di investimento degli operatori sembrano essere sì mutate, ma (forse in parte inaspettatamente) a favore dell'Italia.
Per il Tesoro, che i livelli attuali dei tassi riconosciuti dalla Repubblica Italiana sono strutturalmente sostenibili nel lungo termine; inoltre la curva dei rendimenti alle varie scadenze è impostata in maniera discendente, ragion per cui l'onere sul debito non potrà che indirizzarsi verso cifre più contenute. Per di più, dal punto di vista del Tesoro, nell'ultimo anno si è registrato un utile e inaspettato fenomeno positivo: il tasso di inflazione è stato significativamente superiore a quanto registrato negli anni precedenti, del 2010 in particolare, pertanto  il tasso reale, al netto dell'inflazione, è tutto sommato contenuto sulle lunghe scadenze (ed è già tornato da tempo negativo sulle brevi). A questo proposito,  il costo nominale medio all'emissione è stato nel 2009 del 2,19%, per scendere ai minimi storici del 2,10%  nel 2010; nel 2011 il costo medio all'emissione si è attestato al 3,61% con un preoccupante crescendo finale (il primo semestre si era chiuso al 2,84%). La Cannata ha riferito che a fine 2011 la durata media del debito sovrano italiano si è attestata sui 7 anni (6,99 per l'esattezza): il record era stato raggiunto a fine 2010, con 7,2 anni.
Il Tesoro ha confermato che la strategia di emissione, almeno per i primi mesi del 2012, sarà di incrementate le scadenze a più breve termine, privilegiando la scadenze fino a tre anni: una tattica che consentirà di gestire agevolmente il rifinanziamento e approfittare dei tassi molto più bassi della parte breve della curva dei rendimenti. Sui 450 miliardi di emissioni complessive, si prevede il collocamento di circa 250 miliardi (ma la cifra può essere suscettibile di variazioni anche notevoli) sulle durate più brevi (i BOT in scadenza sono 130-150 miliardi). In base alle attuali  previsioni sui tassi, nella seconda metà dell'anno l'Italia tornerà a collocare scadenze più lunghe per evitare la riduzione eccessiva della vita media del debito.

Il primo quadrimestre sarà particolarmente impegnativo: dei 194 miliardi circa di BTP, CCT e CTZ in scadenza in tutto il 2012, il 47% (91 miliardi, di cui ben 63 miliardi in febbraio) sono concentrati entro aprile.

Le misure escogitate dal Tesoro per superare in tranquillità lo scoglio di inizio anno comprendono, oltre all'accorciamento delle scadenze, anche il ricorso a titoli flessibili (da emettere in base all'andamento dei tassi, alle esigenze previste di liquidità e al consenso del mercato) e l'emissione preventiva di bond al fine di assicurarsi comunque liquidità in cassa per poter modulare opportunamente gli importi da collocare sulle durate più lunghe (insomma, fare in modo che la domanda non abbia il sopravvento nella determinazione dei tassi d'asta). Inoltre entro marzo sarà lanciato un nuovo bond destinato ai risparmiatori con modalità di vendita on-line: un tentativo di diversificare le fonti di approvvigionamento di risorse, affiancando innovative modalità di collocamento diretto alle normali aste che vedono come controparti istituzioni finanziarie, i cosiddetti specialist. Il sistema con gli specialist, presenti in asta dal 1994, è collaudato e ha contribuito a superare bene più crisi nel corso degli anni. Ma oggi il 99% del collocato in asta è in mano agli specialisti, visto che i costi di partecipazione diretta all'asta sono eccessivi per le piccole banche: il Tesoro, probabilmente, intende ridurre tale percentuale, vista anche come elemento di rischio (specialist sono anche grandi banche straniere che hanno venduto a piene mani titoli sovrani italiani in autunno, contribuendo alla caduta dei corsi e alla crisi di fiducia sull'Italia di fine 2011).


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1 commenti:

Anonimo ha detto...

"ha confermato che la situazione del debito italiano “non è esplosiva” "

-

Ma voi ci credete a ´sta roba che scrivete???